
dracula foto trailer recensione trama film horror
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Produzione: Usa
Anno di
uscita: 1979
Durata:
117'
Regia:
Francis Ford Coppola
Interpreti:
Gary Oldman, Winona Ryder, Keanu Reeves, Anthony Hopkins
Dopo il vampiro spaventevole, il vampiro patetico e il
vampiro comico, ecco il vampiro innamorato: Dracula di Bram Stoker, il film
di Francis Ford Coppola che esce oggi in Italia, ha come slogan L'amore non
muore mai, e per amore il vampiro compie l'estremo sacrificio. L'amata Mina
Harker, che è Winona Ryder in un'estasi di languore, smania: Fatemi vostra,
ma Dracula-Gary Oldman rifiuta di morderla sul collo: No, vi amo troppo per
condannarvi. Anche all'inizio del film, nella notte dei tempi in
Transilvania, in un 1462 di lotte barbare e di nemici impalati controluce
sul tramonto rosso, è per amore che il potente guerriero Draculia si ribella
al cielo: le autorità religiose rifiutano di dare cristiana sepoltura alla
sua amatissima moglie (sempre Winona Ryder) che s'è uccisa credendolo morto,
e lui rinnega Dio votandosi per sempre al Male. Il vampiro innamorato sa
corteggiare: a Londra, nelle vesti di principe Vlad, con una elegante
redingote grigia, con tuba e occhialetti alla Zucchero Fornaciari, per
sedurre Mina la porta al cinema, spettacolo-novità appena lanciato; le offre
al caffè un assenzio lattescente; trasforma in brillanti le lacrime di lei;
le fa ballare, nella luce dorata di candele accese, un valzer solitario;
suscita l'amorosa pietà di lei col vittimismo: Io sono niente, senza vita,
senza anima, odiato e temuto, il mostro che gli uomini che respirano
vogliono uccidere.... Ma i vampiri non dovevano vivere di notte, non
venivano folgorati dalla luce? Una voce fuori campo, chissà di chi, arrivata
da chissà dove, fornisce la sommaria spiegazione: Contrariamente a quanto si
pensa, il vampiro può spostarsi di giorno. Eh, no: allora tutto crolla. La
doppia violazione delle regole vampiriche (capacità d'amore, vita anche
diurna) è dura. Per il resto, Dracula di Coppola si vuole fedele al romanzo
di Bram Stoker, edito in italiano da Mondadori con introduzione e traduzione
di Francesco Saba Sardi, da Tea, prossimamente da Pluriverso con un saggio
di Emanuela Martini sui cine- vampiri. Pubblicato nel 1897, scritto da un
irlandese cattolico, giornalista, critico letterario e teatrale, autore di
romanzi e drammi, condirettore del Lyceum Theatre di Dublino, Dracula si
ispira a un amico dell'autore, l'attore Henry Irving, interprete teatrale di
Frankenstein, dalla voce sibilante e terribile. Attinge soprattutto alla
vampirologia di Carmilla di Sheridan Le Fanu, pure lui dublinese.
Trasferisce in atmosfera vittoriana gli antichi fenomeni vampirici balcanici,
la peste endemica importata dai pipistrelli in Ungheria nel Settecento, la
personalità di tanti eroi neri letterari moltiplicatisi tra la fine del
Settecento e l'inizio dell'Ottocento: il Satana del Paradiso perduto di
Milton, il monaco Schedoni de L'italiano o il confessionale dei penitenti
neri di Ann Radcliffe, Lord Ruthwen del Vampiro di John William Polidori.
Autoproclamantesi fedele al romanzo, il film trascura purtroppo le qualità
domestiche del più aristocratico dei vampiri, che teneva in ordine senza
servitori il suo tetro castello dei Carpazi: Sono tornato in camera mia e
l'ho trovato intento a rifarmi il letto, confida al suo diario l'infelice
vittima Jonathan Harker. Trascura il superbo snobismo che induce Dracula a
rivendicarsi discendente di Attila e a disprezzare gli Asburgo o i Romanov
come schiuma della Terra. Trascura i folti baffi bianchi che il romanzo
attribuisce a Dracula, e che il cinema ha sempre ignorato: l'unico a
rispettare i baffi bianchi è un film turco del 1963, Drakula Instanbulda,
dove naturalmente il vampiro arretra di fronte al Corano mentre rimane
indifferente al crocefisso (del resto anche in Per favore, non mordermi sul
collo di Roman Polanski si sottolineava l'inefficacia del crocefisso
rispetto al vampiro ebreo). Non mancano invece a Gary Oldman, in Dracula di
Bram Stoker, altre classiche caratteristiche del vampiro: non mangia, non ha
ombra né si riflette nello specchio; può ringiovanire, vedere nel buio,
trasformarsi in lupo, in pipistrello, in topo, in nebbia, in pulviscolo
portato dai raggi della Luna; sa strisciare sui muri come una lucertola, ha
grande forza fisica; è un morto che sopravvive alla propria morte sottraendo
sangue ai viventi e generando col suo morso una moltitudine d'altri vampiri.
Non manca nel film il tradizionale armamentario necessario a sconfiggere il
vampiro: crocefisso, aglio, ostia consacrata, paletto conficcato nel cuore,
pallottola d'argento, taglio della testa. Non mancano tutte le implicazioni
di sesso e di follia, quasi inevitabili per un romanziere che scrivesse nel
tempo di Krafft-Ebing, di Freud, di Charcot, né tutte le modernità d'epoca:
treno a vapore, telegrafo, cinema, macchina per scrivere, fonografo per
registrare le voci, morfina per dormire, cloralio come tranquillante. Ma il
vampiro non mette paura, non emoziona e neppure commuove. Più che un genere,
Dracula è ormai una dimensione, il ponte tra l'orripilante romantico e il
thrilling moderno, dice Francesco Saba Sardi. Vero, ma è quasi un secolo che
si fanno film su Dracula. Coppola ha preso un simbolo delle forze del Male
che riflette il sadismo inconscio di molti lettori e spettatori, ha scelto
un'incarnazione della trasgressione e del totale rifiuto di sottomettersi
alle leggi umane o divine, una grande mente criminale, e ne ha fatto un
trepido innamorato sentimentale: come idea non è granché, né il film
consente alcuna analogia contemporanea tra il contagio vampiresco attraverso
il morso e il contagio dell'Aids attraverso il coito. Son discorsi anche
sproporzionati: Coppola ha detto, dichiarato e ripetuto d'aver fatto il film
su commissione, per ragioni alimentari, per pagare i suoi eterni debiti. La
sua maestria resta affascinante, la messa in scena davvero magnifica, il
kitsch melodrammatico entusiasmante. Schermo ribollente di globuli rossi,
immagini occupate da grandi occhi stanchi che sogguardano tra nuvole oscure,
inquadrature divise verticalmente tra diario di Jonathan Harker a sinistra e
castello di Dracula a destra. Dracula che sgrida in romeno (con sottotitoli
italiani) le sue spose, lascive e voraci come oscene sanguisughe. Didattiche
carte geografiche, stentoree voci fuori campo, spruzzi di sangue, cerchi di
fuoco, profumo che gocciola dal basso in alto, topi che corrono sulla
schiena, il globo ardente e minaccioso del sole calante. Il professor
Abraham Van Helsing recitato da Anthony Hopkins come una parodia di
scienziato positivista; il pazzo zoofago Renfield, mangiatore di mosche,
ragni e piccoli uccelli, recitato da Tom Waits come una personificazione del
puro orrore; la presenza quasi inavvertibile di Monica Bellucci,
un'apparizione fugace di Tatiana von Furstenberg, l'amica di Madonna
comparsa accanto a lei nelle fotografie di Sex. Bellissime scenografie di
Thomas Sanders, floreali, sensuali, sinuose, popolate di steli e serpenti
Modern Style, bellissimi costumi di Eiko Ishioka, bellissima fotografia di
Michael Ballhaus, bellissima canzone di Annie Lennox (Love Song for a
Vampire), bellissimo tutto: tranne l'essenziale. E alla fine della storia
del vampiro innamorato, per il suo bene è proprio l'amata Mina a immergere
la spada nel cuore di Dracula, a tagliargli la testa: l'amore non muore mai.
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